Può capitare che una persona arrivi in seduta con una richiesta precisa e che, nel raccontarla, finisca per parlare di tutt’altro. Saper stare in quel passaggio, senza affrettarsi a riformulare la domanda o a ricondurre ciò che emerge a una spiegazione già nota, richiede ascolto e disponibilità a mettere in discussione ciò che pensavamo di aver capito. Riconoscere la complessità dell’altro significa anche accettare di rivedere il nostro modo di guardarlo. E non è sempre così semplice.
In questo numero vogliamo esplorare prospettive diverse, non solo come professionisti, ma prima di tutto come esseri umani. Un percorso che ci porterà dalla stanza di terapia alle complessità delle relazioni e dei contesti in cui viviamo, interrogandoci su quanto lasciare andare le nostre convinzioni possa essere significativo per il modo in cui ascoltiamo, comprendiamo e offriamo supporto. |
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Il 2027 comincia anche dalle vostre idee |
Care colleghe e cari colleghi,
in queste settimane stiamo lavorando alle priorità di Unobravo per il 2027 e mi piacerebbe coinvolgervi attivamente in questo percorso, invitandovi a riflettere su una domanda semplice, ma molto importante: quali nuove strade potremmo esplorare per portare la psicologia nella vita di ancora più persone?
Penso a nuovi bisogni di salute mentale a cui dare risposta, a nuovi ambiti di intervento, a collaborazioni con scuole, associazioni e altri professionisti. Ma anche a possibilità che forse, come organizzazione, non abbiamo ancora immaginato. Il vostro punto di osservazione è preziosissimo. Ogni giorno, attraverso il vostro lavoro clinico, entrate in contatto con storie, esperienze e bisogni che possono aiutarci a capire dove e come possiamo fare ancora la differenza.
Se avete un'idea, anche piccola o ancora tutta da sviluppare, mi piacerebbe davvero ascoltarla! Potete condividerlaattraverso questo breve form, entro il 10 novembre. Leggeremo con attenzione tutti i contributi e li prenderemo in considerazione nella definizione delle priorità del prossimo anno. |
I confini di ciò che facciamo oggi non devono necessariamente essere i confini di ciò che potremo fare domani. Tante iniziative che oggi sono realtà in Unobravo sono nate proprio da momenti di feedback e suggerimenti come questo, e mi piacerebbe che continuassimo a immaginare insieme ciò che ancora possiamo costruire. Vi ringrazio anticipatamente dei contributi! Un caro saluto, |
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Danila De Stefano Psicologa, CEO e Founder Unobravo |
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Nuovo corso ECM: ascoltare quello che i pazienti non dicono |
Dal 7 novembre sarà disponibile on demand il corso ECM Ascoltare quello che i pazienti non dicono: come ridefinire la domanda del paziente, con Eleonora Alecci, psicologa psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico e Clinical Researcher di Unobravo.
Il completamento del corso dà diritto a 12 crediti ECM e propone di tornare su un passaggio del lavoro clinico: l'ascolto di ciò che accompagna la richiesta esplicita di aiuto e la ridefinizione della domanda. Riceverete una notifica quando il corso sarà disponibile.
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In arrivo webinar sulla dipendenza affettiva, live il 16 novembre |
Lunedì 16 novembre, dalle 13:30 alle 15:00, è in programma il webinar live streaming dal titolo “Amare fino a perdersi: la dipendenza affettiva tra incastri relazionali e strategie terapeutiche” tenuto da Daniela Selvaggi, psicologa psicoterapeuta ad orientamento sistemico-relazionale.
Durante l’evento approfondiremo le relazioni in cui la ricerca di vicinanza può accompagnarsi alla sofferenza e alla difficoltà di riconoscere i propri bisogni, analizzando casi clinici e strategie terapeutiche. |
Educazione affettiva: Unobravo al fianco di Se domani non torno |
Dal 5 novembre è in sala Se domani non torno, il film sulla storia di Giulia Cecchettin. Unobravo affianca Notorious Pictures con quattro cartoline illustrate da Lilybris distribuite nei cinema e con una landing page dedicata all’informazione, all’ascolto e all’orientamento verso il supporto psicologico. Il progetto parte da un dato che conosciamo bene: tra chi riferisce esperienze di violenza nei questionari d’ingresso, 7 persone su 10 aspettano più di un anno prima di rivolgersi a un professionista. Vogliamo rendere il primo passo più semplice e più vicino, consapevolizzando soprattutto i più giovani. Stamattina a Roma c’è stata un’anteprima del film dedicata alle scuole, dopo il quale abbiamo porta un approfondimento post visione con gli studenti. La pagina è consultabile qui. Se pensi sia utile a qualcuno, puoi condividerla. E se ti fa piacere, il film è in sala dal 5 novembre. |
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Una macchina può farci sentire compresi senza comprendere ciò che proviamo?
Gli LLM (Large Language Model) diventano sempre più capaci di riconoscere nel linguaggio segnali emotivi e di generare risposte che utilizziamo normalmente per comunicare empatia: validare un vissuto, riformularlo, scegliere parole rassicuranti.
Una ricerca pubblicata nel 2026 su Nature Communications mostra una distinzione importante: un’AI può produrre un linguaggio percepito come empatico senza che questo equivalga all’esperienza interpersonale dell’empatia. Gli autori parlano di stochastic empathy: una riproduzione dei segnali linguistici dell’empatia costruita statisticamente.
Eppure, dal punto di vista di chi riceve quelle parole, l’effetto può essere reale: altri studi mostrano che le risposte generate dall’AI possono far sentire le persone ascoltate e comprese, talvolta persino più di risposte umane, anche se continuiamo a preferire sapere che dall’altra parte ci sia una persona.
Per i clinici diventa importante osservare che funzione assume, per quella specifica persona, il sentirsi ascoltata e compresa dall'AI. Questo vissuto può entrare nel lavoro clinico come qualunque altra esperienza relazionale significativa: va contestualizzato, esplorato e messo in relazione con bisogni, aspettative, modalità di regolazione emotiva e pattern relazionali. È qui che entra in gioco il principio dell’human in the loop, cioè la presenza di un professionista che mantiene supervisione, interpretazione e responsabilità sulle decisioni: non nel rendere la risposta più convincente, ma nel comprenderne il significato e nel mantenere la responsabilità della valutazione e delle decisioni. Per approfondimenti su questo particolare tema vi consigliamo di visionare il webinar “Nuove frontiere dell’AI in psicologia: agenti, norme e casi clinici”, terzo modulo del percorso La psicologia nell’era dell’AI: strumenti, clinica, etica e responsabilità. |
Fonti Kleinberg, B., Zegers, J., Festor, J., et al. (2026). Perceived humanness and empathy are dissociated in relationship advice generated by a large language model. Nature Communications, 17, 10470. DOI: 10.1038/s41467-026-77350-1. Kelly, B. D. (2026).Human in the loop: Balancing artificial intelligence, clinical judgment, and legal responsibility.International Journal of Law and Psychiatry, 107, 102226. DOI: 10.1016/j.ijlp.2026.102226. |
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L'impronta di Rosalba Caramiello |
Rosalba Caramiello, psicologa a orientamento sistemico-relazionale che collabora con Unobravo dal 2023, ci ha raccontato Dad Vibes, un progetto dedicato alla paternità e al confronto tra padri.
“Il progetto "DAD VIBES" parte dall’idea che diventare padre sia un passaggio significativo, ricco di emozioni, aspettative e interrogativi, che merita attenzione e riconoscimento. In una cultura che spesso attribuisce alla figura paterna ruoli e funzioni predefiniti, Dad Vibes vuole valorizzare la possibilità di costruire una paternità personale, consapevole e autentica, senza la pretesa di dover essere padri perfetti. Attraverso incontri partecipativi, momenti di confronto e attività esperienziali, il progetto intende esplorare temi come le emozioni legate alla nascita di un figlio, la relazione con il bambino, il rapporto con la partner, la storia familiare e i modelli di paternità ereditati. Un'attenzione particolare è rivolta alla possibilità di creare reti di sostegno e condivisione tra padri, favorendo il superamento dell'isolamento e la libera espressione di dubbi e difficoltà. Dad Vibes vuole essere, in definitiva, uno spazio in cui i padri possano sentirsi legittimati a esprimere dubbi, fragilità e desideri, scoprendo che non devono necessariamente avere tutte le risposte per iniziare a essere padri.”
Ogni settimana vogliamo dare spazio alle storie e ai progetti a cui psicologhe e psicologi di Unobravo si dedicano con passione. Se vuoi condividere il tuo e proporti per la rubrica, puoi inviarcelo cliccando qui. |
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Donne che amano troppo, di Robin Norwood |
Giusi de Meo, psicologa a orientamento sistemico-relazionale, in Unobravo dal 2025, suggerisce per nostra biblioteca condivisa Donne che amano troppo, di Robin Norwood. Robin Norwood, psicoterapeuta americana specializzata in terapia della famiglia e in problemi di dipendenza, descrive, attraverso un’accurata analisi, la dipendenza affettiva e le sue origini profonde, sostenendo che quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo. Il libro può essere utile a tutte le persone che amano troppo, senza distinzione di genere: il fatto quindi che le destinatarie del titolo siano donne è legato ad un fattore culturale. Attraverso questo libro, la Norwood descrive le numerose storie di donne che lei stessa ha seguito in terapia, individuando una continuità tra situazioni traumatiche vissute nelle famiglie di origine e relazioni sentimentali sofferenti. Nello specifico, l’autrice riconosce l’importanza di ruoli familiari appresi nel tempo, riproposti nella relazione con la speranza inconscia di sanare il dolore originario. Allo stesso tempo, si spiega che è possibile superare la sofferenza attraverso un percorso di terapia che aiuti a riappropriarsi di sé stesse e a diventare “invece di una donna che ama qualcun altro tanto da soffrirne […] una donna che ama abbastanza sé stessa da non voler più soffrire” (p. 17). Nello specifico, vengono messi in evidenza anche percorsi di terapie di coppia andati a buon fine, in cui è stato essenziale lavorare sulle rispettive storie traumatiche. Spero che questo libro possa essere utile ai miei colleghi tanto quanto lo è stato per me nella mia pratica clinica. Credo rappresenti una pietra miliare nel campo della dipendenza affettiva, fornendo delle coordinate per affrontarla clinicamente, aiutando gli altri a vivere relazioni realmente nutrienti persé stessi." Se c'è un libro che ti ha accompagnato o ha ispirato il tuo lavoro, puoi segnalarcelo con una breve recensione: la condivideremo nei prossimi numeri di Youbravo. |
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Pochi secondi per dirci come va, e cosa ne pensi degli ultimi aggiornamenti. |
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Grazie per aver letto fino a qui, e per quello che fai ogni giorno🧡 Ci ritroviamo tra due martedì. |
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