Se gennaio è spesso considerato il mese dei nuovi inizi, settembre può essere definito il mese della ripartenza. In comune hanno i buoni propositi, ma settembre porta con sé una sfumatura più malinconica: l’anno ha già preso una direzione, alcune aspettative iniziano a ridimensionarsi: in seduta possono arrivare delusione per ciò che non è accaduto, il rimpianto per le possibilità inattese o sospese, il bisogno di capire da dove e come ripartire. Su questo tema, e in particolare sul rapporto tra ritorno alla quotidianità lavorativa e benessere psicologico, si concentra una nuova indagine di Unobravo basata sulle osservazioni cliniche condivise da 767 psicologhe e psicologi che collaborano con il nostro Centro Clinico.
Un contributo prezioso, perché è anche grazie al vostro sguardo quotidiano che possiamo leggere meglio ciò che le persone attraversano, dare forma a nuove riflessioni condivise e continuare ad avvicinare la cura ai bisogni reali di chi la cerca. |
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Settembre visto dalla stanza di terapia |
I dati della survey aiutano a leggere settembre oltre il “back to work”. Circa 7 psicologhe e psicologi su 10 osservano in questo periodo un aumento delle richieste di avvio di un percorso, ma a muovere il primo passo non è soprattutto l’ansia da ufficio: al centro ci sono i temi relazionali (31%) e le transizioni di vita (24,4%), mentre il rientro al lavoro pesa per il 17,3%.
Il ritorno alla quotidianità può rendere più visibili domande rimaste sospese, legami da rileggere, passaggi evolutivi, bilanci che chiedono un nuovo spazio di parola. La survey racconta anche che l’estate non coincide necessariamente con uno “stacco” dalla terapia. Il 35,5% dei colleghi riferisce che pazienti di lungo corso chiedono di continuare le sedute anche in vacanza, spesso per preservare una routine consolidata e uno spazio sicuro. Le interruzioni dei percorsi avviati riguardano per il 92% solo una minima parte dell’utenza e, in un caso su quattro, sono una conclusione fisiologica per raggiungimento degli obiettivi.
Per Unobravo rendere pubblici questi dati significa dare valore allo sguardo clinico di chi incontra ogni giorno queste domande, e contribuire a ridurre la distanza tra ciò che le persone sentono e la possibilità di riconoscerlo come qualcosa di cui ci si può prendere cura. |
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Unobravo al XXII Congresso Nazionale AIP |
Dare valore allo sguardo clinico significa anche portarlo nei luoghi in cui si costruisce ricerca, confronto scientifico e innovazione professionale.
Dal 3 al 5 settembre Unobravo ha partecipato al XXII Congresso Nazionale AIP, ospitato dall’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Quest’anno il filo conduttore del congresso è stato L’adiacente possibile. Esplorare i confini dell’innovazione nella psicologia del lavoro e delle organizzazioni.
In questo contesto, sono stati presentati due lavori di ricerca svolti dalle dott.sse Alda Picozzi (psicologa psicoterapeuta in Unobravo e docente presso Istituto Universitario Progetto Uomo, sede della Tuscia), Sofia Maria Cavallaro (psicologa psicoterapeuta in Unobravo ed esperta esterna affiliata allo stesso Istituto) ed Eleonora Alecci (psicologa psicoterapeuta e Clinical Research Coordinator in Unobravo). I progetti di ricerca si intitolano “Personal Resources, Organizational Support, and Quality of Working Life in Online Psychologists: An Integrated Model of Protective Factors” e “Boundary Crafting and Occupational Wellbeing: Italian Adaptation and Validation of the Work–Nonwork Balance Crafting Scale (WNBC)”, e sono stati esposti rispettivamente come presentazione orale nella sessione “Helping professions e contesti sanitari”, e come poster nel topic “Organizzazioni”.
Le due ricerche hanno riguardato il tema della digitalizzazione della psicoterapia, in particolare delle trasformazioni ad essa connesse in rapporto ai vissuti degli psicologi e degli strumenti atti a esplorare tali vissuti. Quest’occasione ci ha permesso di portare in un contesto scientifico il lavoro che stiamo costruendo intorno alla qualità della vita lavorativa degli psicologi online, e per continuare a interrogare le condizioni personali, organizzative e professionali che possono sostenere chi lavora nella cura. Prossimamente verranno divulgati i dettagli in merito ai risultati e alle pubblicazioni in riviste scientifiche peer reviewed.
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Nuove risorse in Web App: il cantiere prende forma insieme a voi |
Nelle scorse settimane vi abbiamo chiesto di condividere necessità, idee e priorità attraverso una survey dedicata. Abbiamo ricevuto 1121 risposte e 617 psicologi e psicologhe hanno scelto di partecipare, aiutandoci a orientare i prossimi sviluppi a partire dalla vostra pratica. Il progetto entra ora nel vivo: abbiamo analizzato gli spunti raccolti e individuato i bisogni più diffusi e definire i primi sviluppi, tenendo insieme valore clinico, fattibilità tecnica e tutela rigorosa della riservatezza e dei dati.
Sarà un percorso graduale e aperto: i primi strumenti arriveranno già questo mese, con la possibilità di provarli sul campo e continuare a perfezionarli anche grazie ai feedback di chi sceglierà di utilizzarli. L’obiettivo è costruire supporti digitali opzionali, flessibili e modulari, pensati per affiancare la vostra metodologia clinica e semplificare alcuni aspetti della gestione quotidiana del percorso. Risorse che ogni professionista potrà valutare se, quando e come integrare nel proprio lavoro. Prossimamente condivideremo i primi aggiornamenti e le novità che faranno il loro ingresso nella vostra area di lavoro.
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Quando il futuro risponde |
Cosa succede quando il futuro smette di essere solo qualcosa da immaginare e diventa un interlocutore?
È la domanda da cui parte Future You, un progetto del MIT Media Lab che sperimenta un dialogo con una versione futura di sé generata dall’AI e accompagnata da un ritratto invecchiato. Un “sé” a 60 anni, costruito a partire da obiettivi, qualità personali e immagini dell’utente che ci mette a confronto con ciò che saremo. Può un dialogo simulato aiutare una persona a immaginarsi nel tempo? Quanto conta sentirsi in continuità con il proprio futuro per attraversare passaggi, decisioni e cambiamenti? E dove si colloca il confine tra uno strumento che amplia la prospettiva e uno che rischia di orientarla troppo?
In uno studio preregistrato su 344 partecipanti, la conversazione è stata associata a meno ansia e affettività negativa e a maggiore continuità con il sé futuro rispetto ai controlli; nessun effetto significativo su ottimismo, capacità di agire o autostima. Per la clinica, il tema è interessante proprio perché apre domande più che risposte, costruendo uno spazio narrativo in cui rendere più vicino qualcosa che spesso resta astratto e che possiamo utilizzare come strumento nella stanza di terapia.
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La principessa che credeva nelle favole, di Marcia Grad Powers |
Ilaria Rigotto, psicologa a orientamento cognitivo-comportamentale che collabora con Unobravo dal 2025, ci suggerisce La principessa che credeva nelle favole di Marcia Grad Powers. Attraverso il viaggio della protagonista, il libro esplora schemi relazionali, dipendenza affettiva e credenze disfunzionali, seguendo il passaggio dalla ricerca di riconoscimento alla costruzione di un’identità più autonoma.
La narrazione fiabesca rende accessibili temi che attraversano anche il lavoro clinico: il bisogno affettivo, la difficoltà di distinguere desiderio e dipendenza, la possibilità di trasformare la «fame» in parole e relazione. Questa lettura ci aiuta a metterci nei panni dei pazienti che spesso vedono settembre come un momento in cui non sono riusciti a costruire relazioni stabili, fornendo al sapere clinico degli spunti più pop per co-costruire processi di consapevolezza e cambiamento sempre più accessibili.
Se c’è un libro che ti ha accompagnato, ispirato o aiutato a pensare meglio il tuo lavoro, puoi segnalarcelo con una breve recensione: la condivideremo nei prossimi numeri di Youbravo. |
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Pochi secondi per dirci come va, e cosa ne pensi degli ultimi aggiornamenti. |
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Grazie per aver letto fino a qui, e per quello che fai ogni giorno🧡 Ci ritroviamo tra due martedì. |
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