Le idee nascono in un luogo, ma iniziano davvero a prendere forma quando viaggiano e attraversano le persone. Quando vengono lette, condivise, discusse. Quando contagiano, ispirano, smettono di essere solo parole e diventano un modo per riconoscersi.
La nostra comunità clinica vive anche di questo: luoghi in cui ci siamo contagiati, pratiche condivise che ci rappresentano, nuove sfide, confini da esplorare e segni lasciati nella memoria. |
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Per la prima volta, Palermo! |
Con l’ultima tappa in terra sicula, si chiude il roadshow italiano di Unobravo Connect che in questa primavera, è stato occasione di nuovi momenti di incontro per la nostra comunità clinica, susseguitisi tra Milano, Roma, Napoli fino ad approdare a Palermo.
Anche questa volta, abbiamo dato corpo a ciò che spesso attraversa il nostro lavoro a distanza: il confronto tra colleghi e colleghe, il riconoscersi parte di un contesto più ampio, la possibilità di fermarsi insieme intorno alle domande che orientano la pratica clinica.
Questa tappa segna anche l’ultimo passaggio itinerante del Manifesto Clinico di Unobravo. Redatto da una rappresentanza di clinici durante un workshop, il manifesto ha viaggiato nei vari connect per essere firmato dai partecipanti che si riconoscono nei principi di cura, responsabilità professionale e lavoro con il Centro Clinico.
Il manifesto è tornato negli uffici milanesi di Unobravo come simbolo condiviso del modo in cui, come comunità clinica, vogliamo continuare a lasciare una traccia nella vita delle persone che si affidano a noi.
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Firma "Il Manifesto Clinico" |
Ogni comunità ha bisogno di luoghi in cui incontrarsi, e al contempo di un linguaggio comune e di pratiche in cui riconoscersi. Se queste parole ti rappresentano e senti che raccontano anche la tua pratica clinica quotidiana, se ti riconosci nei principi di cura, responsabilità professionale e appartenenza che orientano il nostro Centro Clinico, puoi sottoscrivere simbolicamente il Manifesto e lasciare la tua firma. |
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La società senza dolore e La società della stanchezza, di Byung-Chul Han |
Questa settimana condividiamo la doppia segnalazione a firma di Valentina Moscato, psicologa ad orientamento sistemico-relazionale che collabora con Unobravo dal 2022.
Valentina arricchisce la nostra biblioteca condivisa con due saggi di Byung-Chul Han: La società senza dolore. Perché abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite e La società della stanchezza, due testi in cui l’autore “fornisce, seppur con una prospettiva filosofica, una lente di osservazione sul contemporaneo, rispetto alle dinamiche che toccano la sfera emotiva dell'umano di oggi, quantomeno nel contesto occidentale. Ciò sul versante clinico consente di aprire degli spunti di riflessione sulle domande di aiuto che giungono attualmente da parte dei pazienti sempre più imperniate sul dover essere performanti, sul fare a tutti i costi e sulla fatica dello stare, del pensare e sentire. Naturalmente è bene che il clinico presti attenzione alla singolarità del paziente, quindi alla parola che porta in seduta per poter lavorare sul singolo caso senza attuare generalizzazioni aprioristiche”.
Se c’è un libro che ti ha accompagnato, ispirato o aiutato a pensare meglio il tuo lavoro, puoi segnalarcelo con una breve recensione: la condivideremo nei prossimi numeri di Youbravo. |
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L’impronta di Virginia Barchiesi |
Nel percorso di Virginia Barchiesi, psicologa psicoterapeuta a orientamento sistemico-relazionale e sessuologa clinica che collabora in Unobravo dal 2021, la pratica clinica incontra i territori dei diritti e della comunità, dalla sessualità alle relazioni di coppia, fino al lavoro con le fragilità legate alle dipendenze.
La sua impronta è stato il coordinamento dei Gruppi di Autoaiuto in OIKOS Jesi, uno spazio dedicato al confronto e al sostegno nell’ambito della tossicodipendenza. Un’esperienza che racconta bene il filo del suo lavoro: creare contesti in cui le persone possano trovare parole, ascolto e possibilità di cambiamento, in cui la complessità delle relazioni possa essere nominata senza giudizio. Ogni settimana vogliamo dare spazio alle storie e ai progetti a cui psicologhe e psicologi di Unobravo si dedicano con passione. Se vuoi condividere il tuo e proporti per la rubrica, puoi inviarcelo cliccando qui. |
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Safety dei chatbot, crisi e valutazione psicologica |
Nell’ultimo decennio, da quando abbiamo iniziato ad essere avvolti in una nuvoletta di dati ormai così folta da sembrare una nube, la sicurezza dei dati è diventata un tema sempre più attenzionato nel dibattito sul digitale. Con il boom dell’IA e dei chatbot utilizzati per supporto emotivo, il topic della safety si è ampliato includendo un altro tipo di sicurezza, non soltanto quello delle informazioni sensibili, ma anche quello della sicurezza psicologica delle persone, in particolare, quando in una conversazione emergono segnali di crisi suicidaria.
L’uso di questi strumenti nei contesti di salute mentale giovanile è sempre più osservato: JAMA ha dedicato un approfondimento agli standard di sicurezza, evidenza e trasparenza necessari per i chatbot AI in salute mentale, mentre una recente indagine riportata da Reuters mostra quanto i giovani europei li percepiscono come spazi facilmente accessibile per parlare di vissuti personali ed emotivi. Quando le conversazioni diventano delicate, oltre a “rispondere bene” (come modula il linguaggio), il chatbot dovrebbe saper riconoscere livelli diversi di rischio e capire quando e come interrompere una risposta ordinaria e orientare la persona verso un supporto umano o di emergenza.
In questo scenario, diventa centrale il ruolo degli evaluator clinici: uno sguardo professionale capace di leggere livelli di rischio, sfumature, ambivalenze, segnali impliciti e possibili effetti della risposta sulla persona in difficoltà. La safety non si esaurisce in controllo finale, bensì è un processo continuo di progettazione, test, revisione e monitoraggio. È una frontiera in cui la competenza psicologica può contribuire a costruire sistemi più prudenti, responsabili e consapevoli dei propri limiti.
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Fonti Hswen, Y. (2026). AI chatbots and youth mental health. JAMA, 335(15), e2524027.
Weber, S., Klebe, D., Wolf, L., Aeberli, C., Homan, S., Psathakis, N., et al. (2026). Suicide- and crisis-risk detection using large language models in mental-health chatbots. medRxiv.
Weber, S., Klebe, D., Wolf, L., Aeberli, C., Homan, S., Psathakis, N., et al. (2026). Suicide- and crisis-risk detection using large language models in mental-health chatbots. medRxiv. |
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Pochi secondi per dirci come va, e cosa ne pensi degli ultimi aggiornamenti. |
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Grazie per aver letto fino a qui, e per quello che fai ogni giorno🧡 Ci rivediamo martedì! |
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