La cura prende forma nell’incontro, ma appartiene anche a una trama più ampia, fatta di contesti, riferimenti e legami capaci di sostenerla. In questo numero partiamo da qui, da ciò che tiene insieme autonomia professionale, senso di appartenenza e responsabilità comune verso la cura. |
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La governance clinica in Unobravo |
In Italia, il Ministero della Salute definisce la governance clinica come un approccio integrato che mette al centro della programmazione e della gestione dei servizi sanitari i bisogni dei cittadini e, insieme, valorizza ruolo e responsabilità degli operatori nel miglioramento continuo della qualità in sanità.
In concreto, la governance clinica è il modo in cui un’organizzazione si assume la responsabilità di accogliere nuovi pazienti e sostenere il lavoro dei professionisti attraverso riferimenti condivisi, formazione, gestione del rischio, strumenti di lettura delle criticità e attenzione costante al miglioramento dei servizi offerti.
In Unobravo consideriamo la governance clinica il collante tra autonomia e appartenenza, tra lavoro clinico del professionista, standard e processi. È la cornice che fa sì che il lavoro non resti affidato solo al singolo, ma possa essere accompagnato e sostenuto. In questo senso, la qualità della cura non dipende soltanto dalla competenza individuale, ma anche dalla possibilità di lavorare dentro un sistema che valorizzi confronto, evidenza, sicurezza e miglioramento continuo.
La governance clinica è, per noi, anche il filo che ci unisce in questa trama: ciò che permette di tenere insieme pluralità di approcci e una responsabilità condivisa nell’allestire le condizioni della cura, che non vive solo nella stanza di terapia, ma anche nei dispositivi clinici, nei riferimenti che orientano e nella condivisione di un obiettivo comune. |
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Segnalibro, una nuova rubrica sui libri consigliati da colleghe e colleghi di Unobravo. |
Con Segnalibro vogliamo dare spazio alla voce clinica della nostra comunità e iniziare a costruire, numero dopo numero, una piccola biblioteca condivisa di letture che possono offrire spunti, domande e riferimenti utili per la pratica quotidiana.
Se c’è un libro che ti ha accompagnato, ispirato o aiutato a pensare meglio il tuo lavoro, puoi segnalarcelo con una breve recensione di massimo 500 battute: la condivideremo nei prossimi numeri di Youbravo. |
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Negli ultimi giorni, due episodi hanno riportato al centro una domanda molto concreta sul rapporto tra IA e salute mentale. Da una parte, la radio statunitense WBURha pubblicato un format in cui terapeuti e clinici commentano le risposte date dai chatbot a domande reali di salute mentale. Dall’altra, in Vermont, il disegno di legge H.816prova a fissare un principio netto: therapeutic judgment, clinical decision making e therapeutic communication devono restare in capo ai professionisti, mentre all’IA possono essere affidate funzioni amministrative, documentali o di supporto.
La questione interessante, allora, non è solo se il chatbot “risponda bene”, ma che tipo di funzione possa svolgere nel campo della salute mentale. Una risposta può essere coerente, plausibile, persino rassicurante. Tuttavia può mancare il contesto, la capacità di leggere la soglia di rischio, il peso della storia del paziente, il valore del silenzio, il limite, la responsabilità di ciò che si restituisce. In altre parole: può esserci una buona formulazione, senza per questo diventare cura.
È qui che la differenza torna a essere profondamente clinica. La domanda non è solo che cosa l’IA sappia dire, ma anche cosa il paziente cerchi lì: contenimento, risposta immediata, assenza di giudizio, possibilità di interrompere quando vuole, illusione di comprensione senza esposizione. E, insieme, che cosa rischi di non incontrare: la reciprocità, il limite, la continuità della relazione, la responsabilità di qualcuno che legge ciò che accade e ne sostiene il senso. Come distinguiamo ciò che può assistere il lavoro clinico da ciò che non potrà mai essere sostituito? Oggi proprio su questo confine la riflessione clinica e quella normativa cominciano a incontrarsi. |
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Unobravo Connect PALERMO: ci vediamo il 5 giugno |
Dopo le tappe di Milano, Roma e Napoli, Unobravo Connect completerà il suo tour italico in terra sicula a Palermo! Venerdì 5 giugno dalle 11,00 alle 15,30 ci incontreremo nell’affascinante cornice dello Stand Florio di Palermo una mattinata intensa per dare finalmente corpo al nostro Centro Clinico.
Durante il discorso di benvenuto la nostra CEO Danila De Stefano presenterà il Manifesto Clinico. Dedicheremo spazio a capire l'evoluzione del nostro Centro Clinico durante il talk “Setting Unobravo, dall’online alla presenza” e lavoreremo insieme durante un'attività immersiva “La cartella mancante”. Riuscirai a risolvere l'enigma?
Infine durante il pranzo dedicheremo il tempo che rimane per conoscerci meglio e festeggiare con un brindisi |
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L’impronta di Daniela Iennaco |
In questo numero vi parliamo di Daniela Iennaco, psicologa psicoterapeuta di Unobravo segnalata su Impronte per essere tra le autrici di “The sound of anger” su Phenomena Journal e di un paper presentato a CogInfoCom 2018 sulla co-regolazione della voce tra paziente e terapeuta in psicoterapia, con un focus sulla sincronizzazione dell’esperienza di rabbia.
L’abbiamo scelta perché il miglioramento della ricerca passa anche dalla ricerca, dal continuare a osservare da vicino i processi clinici, a fare ricerca sulle emozioni e a cercare strumenti nuovi per comprendere meglio ciò che accade nella relazione terapeutica.
Ogni settimana vogliamo dare spazio alle storie e ai progetti a cui psicologhe e psicologi di Unobravo si dedicano con passione. Se vuoi condividere il tuo e proporti per la rubrica, puoi inviarcelo cliccando qui |
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Pochi secondi per dirci come va, e cosa ne pensi degli ultimi aggiornamenti. |
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Grazie per aver letto fino a qui, e per quello che fai ogni giorno🧡 Ci rivediamo martedì! |
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