Ci sono iniziative che non servono solo a raccontare un fenomeno, ma a spostare il modo in cui quel fenomeno viene guardato. Tra queste c’è MINDex, l’indagine annuale realizzata da Unobravo insieme a Ipsos Doxa, che prova a leggere non solo come stanno le persone, ma anche quali parole e quali strumenti hanno per stare in contatto con ciò che provano. L’edizione 2026 mette al centro l’educazione emotiva e restituisce un paradosso nitido: ci percepiamo consapevoli, ma facciamo ancora fatica a gestirci davvero.
Il 90% degli italiani si dice almeno abbastanza consapevole delle proprie emozioni, ma solo il 10% afferma di saper gestire pienamente le emozioni forti. Solo 2 italiani su 10 dichiarano di aver avuto genitori capaci di aiutarli a dare un nome a ciò che provavano, mentre il 58% racconta di essere stato scoraggiato a esprimerlo. E se oggi di salute mentale si parla un po’ di più, il margine resta ampio: solo il 9% degli italiani la considera un tema apertamente discusso, mentre il 77% percepisce ancora lo stigma come molto o abbastanza presente.
Per noi, ogni anno MINDex è l’opportunità di mettere a fuoco ciò che ancora non vediamo abbastanza e contribuire a costruire una cultura della salute mentale più consapevole. Unobravo sceglie di investire in progetti come il barometro della salute mentale o la campagna Unobravo for men perché la normalizzazione del benessere psicologico non passa solo dall’offerta di supporto, ma anche dalla capacità di produrre linguaggio, riflessioni e occasioni di confronto su ciò che le persone vivono.
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MindEx non è solo un’indagine |
È uno strumento per osservare, con maggiore lucidità, come sta cambiando il rapporto tra persone, emozioni e salute mentale nel nostro tempo. In un contesto in cui il benessere psicologico è sempre più presente nel dibattito pubblico,il rischio è fermarsi alla superficie: ai numeri, ai trend, alle parole che diventano rapidamente slogan. Credo invece che comprendere davvero ciò che emerge da questi dati significhi assumersi una responsabilità culturale.
Per noi di Unobravo, ascoltare le persone non serve solo a raccontare il presente, ma ad aiutare a costruire un futuro in cui prendersi cura della propria salute mentale sia vissuto con maggiore consapevolezza, libertà e normalità. |
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Danila De Stefano Psicologa, CEO e Founder, Unobravo |
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L’IA come nuovo oggetto di transfert? |
Se il MINDex 2026 mostra che tra gli uomini Gen Z solo il 10% dice di riuscire a gestire pienamente le emozioni forti e appena il 9% ritiene che oggi i problemi di salute mentale non siano più motivo di giudizio, allora vale la pena osservare anche i nuovi spazi in cui i più giovani cercano ascolto, rassicurazione e orientamento.
La letteratura non usa ancora stabilmente la formula “nuovo oggetto di transfert”, ma i dati suggeriscono che l’intelligenza artificiale stia iniziando a occupare, per alcune persone, uno spazio relazionale che va oltre il semplice strumento. Un’indagine pubblicata su JAMA Network Open nel 2025 ha rilevato che il 13,1% di adolescenti e giovani adulti statunitensi ha già usato l’IA generativa per chiedere consigli di salute mentale; tra i 18 e i 21 anni la quota sale al 22,2%. Tra chi la usa, il 65,5% la consulta almeno una volta al mese e il 92,7% riferisce di aver trovato quei consigli almeno in parte utili.
Sappiamo che l’IA sta diventando anche materiale clinico. Un commento uscito su JAMA Psychiatry nell’aprile 2026 suggerisce che i clinici inizino a chiedere apertamente ai pazienti come la usano, perché per alcuni è già una risorsa per supporto emotivo, compagnia ed elaborazione di esperienze difficili. La questione, più che tecnologica: è relazionale. L’IA sta cominciando a occupare il posto di un interlocutore investito di sapere, disponibilità e assenza di giudizio.
Al clinico spetterà il compito di attraversare queste nuove domande capendo non solo la funzione che svolge per il paziente, ma come accompagnarlo in un utilizzo che riconosca potenzialità e limiti di questo strumento. Il CNOP ha già chiarito che l’IA può essere usata solo come supporto strumentalee non può mai sostituire il contributo clinico, valutativo e decisionale dello psicologo. Più che un’alternativa alla relazione terapeutica, l’IA è un nuovo elemento dello spazio terapeutico: da leggere, delimitare e pensare clinicamente.
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Fonti McBain, R. K., Bozick, R., Diliberti, M., et al. (2025). Use of generative AI for mental health advice among US adolescents and young adults. JAMA Network Open, 8(11), e2542281.
Saba, S. K., & Weeks, W. B. (2026). Patients use AI—Clinicians should ask how. JAMA Psychiatry, 83(5), 543–544. |
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Nuovo webinar sul ruolo del nutrizionista nei DAN |
Giovedì 21 maggio alle 12:00 la biologa nutrizionista Erica De Angelis, esperta in Psicobiologia della nutrizione e del comportamento alimentare, terrà il webinar “Oltre la dieta: cosa fa davvero il nutrizionista nei disturbi alimentari”, un incontro pensato per offrire agli psicologi uno sguardo concreto sul lavoro nutrizionale nei DAN e su ciò che accade, quotidianamente, “dall’altra parte” dellapresa in carico multidisciplinare, nella stanza del nutrizionista.
Attraverso un taglio pratico e interattivo verranno approfonditi temi come presa in carico nutrizionale, aspettative dei pazienti, lavoro in équipe e co-costruzione del percorso clinico, con spazio dedicato anche al confronto e alla discussione di un caso clinico.
Un’occasione preziosa per comprendere meglio il ruolo del nutrizionista nei disturbi alimentari e costruire un dialogo interdisciplinare ancora più efficace. |
Reminder - Corso ECM intelligenza artificiale e pratica clinica |
Vi ricordiamo l’appuntamento formativo su uno dei temi più trasformativi per la professione psicologica: Venerdì 15 maggio, il corso ECM sincrono di 8 ore (12 crediti), completamente gratuito, con il dottor Tommaso Ciulli per comprendere e integrare l’AI nel lavoro clinico. Dal 19 maggio sarà disponibile anche in asincrono sulla piattaforma Unobravo Academy. |
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Venerdì scorso Milano ha ospitato la prima tappa di Unobravo Connect 2026, un momento prezioso per dare spazio e voce alla nostra comunità clinica. È stata la prima tappa di un percorso per vivere insieme la nostra identità di Centro Clinico e dare forma concreta ai valori del nostro Manifesto.
Grazie a chi ha partecipato: il vostro entusiasmo nel condividere esperienze e nel mettervi in gioco con 'La cartella mancante' ha reso questo inizio indimenticabile. Prossimo appuntamento a Roma il 22 maggio! |
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Napoli, ci vediamo il 29 maggio |
Dopo Milano e Roma, Unobravo Connect approderà nella capitale della Campania Felix. Venerdì 29 maggio alle 10:30 ci ritroveremo a Napoli, nel suggestivo Lanificio 25: una mattinata per ritrovarci dal vivo, e dare spazio alle relazioni che sostengono il nostro lavoro clinico. Le iscrizioni resteranno aperte fino al 13 maggio.
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L’impronta di Deborah Oliano |
Abbiamo scelto Deborah Oliano perché il suo percorso incarna bene Change That Matters: portare la psicologia nei luoghi in cui le persone vivono e si formano, generando un impatto concreto prima ancora che emerga una domanda di aiuto esplicita.
Tra le esperienze che rendono significativo il suo contributo c’è Teen Food, un progetto raccontato in un articolo del 2020, Promuovere la sana alimentazione attraverso Instagram: l’esperienza della pagina Teen Food. Il lavoro descrive l’uso di Instagram per promuovere la sana alimentazione tra adolescenti, mostrando che il cambiamento, a volte, comincia proprio così, attraverso linguaggi e contesti quotidiani che possono diventare spazi di prevenzione e salute. Se vuoi essere il prossimo protagonista di Impronte, o conosci qualcuno con una storia da condividere, scrivici qui: |
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Pochi secondi per dirci come va, e cosa ne pensi degli ultimi aggiornamenti. |
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Grazie per aver letto fino a qui, e per quello che fai ogni giorno🧡 Ci rivediamo martedì! |
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