Maggio è Mese della Consapevolezza sulla Salute Mentale. Una ricorrenza nata negli Stati Uniti nel 1949 per promuovere consapevolezza, prevenzione e supporto psicologico, a cui si è affiancata la Giornata Mondiale della Salute Mentale promossa dall’OMS a ottobre.

 

I dati ci dicono che qualcosa si è mosso, ma non abbastanza: dal 2018 al 2024 lasalute mentale è passata dal 27% al 45% tra le principali preoccupazioni di salute rilevate da Ipsos, mentre l’OMS ricorda che gli investimenti continuano a fermarsi attorno al 2% dei budget sanitari. Forse il punto non è semplicemente parlarne di più.Il contrario del silenzio non può essere solo "rumore": più contenuti, più slogan non significano automaticamente più comprensione, né più accesso.

 

Il benessere psicologico ha bisogno prima di tutto di uno spazio pensabile, di un contesto in cui il disagio possa sostare, per un momento, nella sua complessità: abbastanza a lungo da prendere significato, da rendere abitabile ciò che ancora non trova parola.

 

In questo numero attraversiamo proprio questa soglia: dal tentativo di trovare parole nuove per la salute mentale maschile, ai dialoghi tra persone e IA sul proprio disagio, fino alla formazione clinica dedicata alla cura delle dipendenze.

Focus

Il tema chiave, messo a fuoco: cosa significa per la tua pratica e perché conta adesso.

Unobravo for men, la nuova iniziativa per "uomini che se la cavano da soli"

Siamo entusiasti di presentarvi il nuovo progetto con cui Unobravo entra nel mese della salute mentale. Ma lasciamo che siano le immagini a parlare:

Per quanti secondi ci avete creduto?

Unobravo for Men non è davvero un nuovo servizio “pensato per maschi alpha”. 

 

È una campagna che gioca volutamente con quel linguaggio, diretto e orientato all’azione, per arrivare a un concetto molto semplice: quel servizio è la terapia, ed è sempre stata la terapia.

 

Il punto di partenza è eloquente: il 68% degli uomini è convinto di godere di un ottimo stato di salute mentale, mentre quasi 1 uomo su 2 (47%) percepisce ancora stigma attorno al supporto psicologico. In Unobravo il gap si sta accorciando: dal 30% di pazienti uomini nel 2022 al 36,8% nel 2025, ma la strada è ancora lunga. 

 

L’intento comunicativo della campagna non è creare una terapia “su misura per uomini”, ma intercettare una distanza culturale reale. Non si tratta di adattare la cura a uno stereotipo maschile, ma di trovare una chiave di accesso più riconoscibile per chi ha imparato a nominare il proprio malessere solo nei termini della funzionalità, della performance, del controllo. E, proprio per questo, provare a scardinare quel linguaggio dall’interno. 

 

La campagna prova a rendere la terapia più avvicinabile, più legittima, anche per chi è abituato a leggere il proprio valore attraverso l'autosufficienza. Per questo abbiamo scelto frasi che incrinano l’autonarrazione del controllo come “Me la cavo da solo”, “Funziono meglio sotto pressione”, “Non sto così male”, per far emergere ciò che sotto quelle formule spesso resta inespresso.

 

Il messaggio è tutto qui: parlarne dovrebbe essere una cosa da uomini.

Unobravo for men
 

Radar

Anteprime, iniziative, appuntamenti per intercettare tutte le news del nostro Centro Clinico.

Nuovo Webinar: gestione del rischio di drop-out nelle dipendenze

Dal 4 maggio è online su Unobravo un nuovo webinar asincrono incentrato sulla dipendenza da sostanze e gestione del rischio.

 

Lavorare con le dipendenze da sostanze significa spesso confrontarsi con quadri complessi, caratterizzati da forte impulsività e una disregolazione emotiva che mette a dura prova l’alleanza terapeutica, in particolar modo in presenza di traumi complessi. Il rischio di drop-out è costantemente dietro l’angolo.

 

In questo nuovo webinar clinico, analizzeremo un caso concreto per capire come trasformare queste criticità in opportunità di cura. Vedremo insieme come la terapeuta ha saputo leggere i segnali precoci di abbandono, integrando l’osservazione clinica all'uso dei dati psicometrici della batteria di questionari Therapy Progress Tracker (TPT).

 

Scopriremo come la gestione della relazione e l’uso consapevole dei dati possano prevenire l’interruzione della terapia, garantendo la continuità necessaria al cambiamento.

Accedi qui 
 

Unobravo Connect

Per ritrovarci, riconoscerci, costruire insieme

Roma, ci vediamo il 22 maggio

Mancano pochi giorni alla prossima tappa di Unobravo Connect 2026. Ci vediamo a Roma venerdì 22 maggio alle 15:30 presso Talent Garden: un pomeriggio per incontrarci, intrecciare esperienze e rafforzare il senso di comunità che accompagna il nostro lavoro quotidiano.

 

Le iscrizioni resteranno aperte fino al 6 maggio.

Prenota un posto
 

Frontiere

Intervenire sui fenomeni emergenti è possibile, con senso critico ecuriosità.

L’IA come materiale clinico

Oggi la salute mentale non passa solo dai luoghi della cura, ma anche dagli spazi in cui le persone cercano spiegazioni e rassicurazioni. Anche per questo vale la pena interrogare il ruolo dell’IA. Un’indagine pubblicata nel 2025 su JAMA Network Open ha rilevato che il 13,1% di adolescenti e giovani adulti statunitensi ha già usato l’IA generativa per chiedere consigli di salute mentale; tra i 18 e i 21 anni la quota sale al 22,2%.

 

Le conversazioni con l’IA stanno così diventando materiale clinico. Possono influenzare il modo in cui il paziente si racconta, il livello di rassicurazione o di allarme con cui arriva in seduta, il modo in cui immagina la terapia. Per questo alcuni autori suggeriscono che i clinici inizino a chiedere apertamente ai pazienti come la usano.

 

Qui il confine professionale conta. A gennaio 2026 il CNOP ha chiarito che l’intelligenza artificiale può essere impiegata solo come supporto strumentale all’attività professionale e non può sostituire il contributo clinico, valutativo e decisionale dello psicologo.

 

Forse, allora, la domanda più utile non è se l’IA entrerà nella relazione terapeutica: lo ha già fatto. La domanda è come leggerla e trasformarla in un elemento pensabile del lavoro clinico. Chiedere al paziente che cosa ha cercato, che cosa ha trovato, che cosa lo ha rassicurato o spaventato può diventare un modo per capire meglio non solo il suo rapporto con la tecnologia, ma anche il suo bisogno di orientamento e contenimento. 

Fonti
Gómez-López IN, Nagata JM, et al. Use of Generative Artificial Intelligence for Mental Health Advice Among US Adolescents and Young Adults. JAMA Network Open. 2025.
Shrier LA, Nagata JM. Patients Use AI—Clinicians Should Ask How. JAMA Psychiatry. 2026.
Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi. Il CNOP ti informa(13 gennaio 2026): chiarimenti sull’uso dell’IA come supporto strumentale e sui limiti deontologici della pratica psicologica mediata da IA.

 

Impronte

Uno spazio per le storie che meritano di essere raccontate

L’impronta di Anna Quercia

Abbiamo scelto Anna Quercia perché il suo lavoro ricorda una cosa semplice e preziosa: anche ciò che sembra stare ai margini della clinica, a volte, la sostiene in profondità. Anna accompagna gratuitamente colleghe e colleghi, soprattutto all’inizio della professione, aiutandoli a orientarsi tra adempimenti amministrativi, fiscali e previdenziali che non sono un dettaglio, ma una parte della responsabilità professionale.

 

In questo senso, il suo contributo incarna bene One Plus One Equals Three: quando una competenza viene condivisa, non aiuta solo il singolo collega, ma rende più solido il lavoro di tutti. E, con esso, anche il valore della relazione con i pazienti.

 

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