Fatti vedere da uno bravo, ma bravo davvero!

 

L’avventura di Unobravo comincia anche da qui, da questa espressione idiomatica, utilizzata per suggerire “a qualcuno che dice o fa cose assurde” di rivolgersi a uno psicologo. L’ironia è sempre stata parte del nostro DNA, a partire dal nostro nome, scelto per capovolgere un luogo comune: tutti, ad un certo punto della vita, possono avere bisogno di “uno bravo”.

 

Questa intuizione ci ha aiutato a normalizzare il tema della salute mentale, perché il primo modo per smettere di avere paura di qualcosa, è iniziare a parlarne. Essere “Unobravo” porta però con sé anche una responsabilità: se chiediamo alle persone di affidarsi a “uno bravo”, allora dobbiamo essere all’altezza di ciò che questa fiducia implica. 

 

È da qui che prende forma uno dei valori che guidano la nostra cultura: Own It With Pride. Da intendere non come orgoglio da esibire, ma come forma matura di responsabilità professionale.

 

Per uno psicologo di Unobravo, rivendicare con orgoglio la responsabilità delle proprie azioni significa assumere pienamente la titolarità del proprio operato, delle scelte cliniche che compie e dell’impatto che generano. Significa esercitare l’autonomia professionale con etica e consapevolezza. Significa anche riconoscere che il lavoro clinico non si esaurisce nell’incontro con il paziente. Ne fanno parte lo studio continuo, il confronto, l’attenzione alle ricerche, alle best practice e agli strumenti clinici condivisi da Unobravo: anche questo, nel tempo, contribuisce a rafforzare l’alleanza terapeutica e il valore del lavoro clinico.

 

Ma Own It With Pride significa anche contribuire attivamente al contesto in cui quel lavoro prende forma. Segnalare ciò che non funziona, proporre miglioramenti, affrontare il cambiamento con professionalità e curiosità. Perché ogni contributo può generare valore per i pazienti, per la comunità clinica e per l’evoluzione del servizio.

Orizzonti

Uno sguardo dall’alto, con i piedi per terra

Di questo lavoro si può essere orgogliosi

C’è una parola che, nel nostro lavoro, usiamo poco: orgoglio.

 

Forse perché temiamo possa sembrare arroganza. Eppure, senza orgoglio, il nostro lavoro perde forza. Per uno psicologo, orgoglio non è mettersi sopra. È stare pienamente dentro ciò che si fa. È riconoscere il valore del proprio percorso, della propria formazione, della responsabilità che portiamo in seduta. Ma è anche sapere che ciò che offriamo non è improvvisato, ma costruito con cura e rigore.

 

Own it with pride significa questo: non solo fare bene il proprio lavoro, ma sentirlo davvero come proprio.Perché l’alleanza terapeutica nasce anche da qui: dalla presenza, dalla coerenza, dalla fiducia in ciò che si fa.

 

Nel Centro Clinico Unobravo, significa anche sentirsi parte di qualcosa di più grande. Una comunità che contribuisce a cambiare il modo in cui la salute mentale viene vissuta, e percepita intorno a noi. E anche questo è qualcosa di cui essere orgogliosi.

 

Spero lo siate, come lo sono io: orgogliosi di contribuire a creare un mondo in cui prendersi cura della propria salute mentale sia, finalmente, considerato normale.

Danila De Stefano
Psicologa, CEO e Founder, Unobravo

 
 

Radar

Anteprime, iniziative, appuntamenti per intercettare tutte le news del nostro Centro Clinico.

Impronte: uno spazio per le storie che meritano di essere raccontate

Nella newsletter dedicata al valoreOwn It with pride presentiamo Impronte, una nuova rubrica che da settimana prossima racconterà le storie professionali e i contributi della nostra comunità clinica. 

 

Impronte nasce per rendere visibili e condivisibili ciò che le psicologhe e gli psicologi di Unobravo costruiscono ogni giorno: articoli, libri, ricerche, attività divulgative, iniziative che meritano di essere raccontati. 

 

In ogni uscita racconteremo una di queste storie che hanno lasciato il segno, perché sono state capaci di generare valore o impatto sociale.

 

Puoi candidarti direttamente oppure segnalarci una collega o un collega che collabora con Unobravo. Se c’è una storia professionale che pensi valga la pena far conoscere, raccontacelo qui.

Candidati o segnala una storia da condividere
 

Frontiere

Intervenire sui fenomeni emergenti è possibile se li conosciamo, con senso critico e curiosità.

Companionship: nuove domande per gli psicologi

Un recente articolo di Forbes riprende un dato che quasi non sorprende più, ma che apre nuove domande: nella Top-100 Gen AI Use Case Report 2025 di Marc Zao-Sanders, ripreso anche da Harvard Business Review, therapy / companionship è salita al primo posto tra gli usi più frequenti dell’AI generativa, dopo essere stata al secondo posto l’anno precedente.

 

Nel report, questa categoria riceve un punteggio di Reach 9 e Usefulness 7, dentro una mappatura qualitativa di 100 use case costruita a partire da conversazioni pubbliche online.

 

Il dato non suggerisce che l’AI “faccia terapia”, né che sia efficace o sicura in quel ruolo. Mostra però qualcosa di importante sulle abitudini emergenti: sempre più persone stanno già usando chatbot per sentirsi ascoltate, mettere in ordine i pensieri, cercare conforto o un primo orientamento emotivo. Il punto da osservare, allora, non è tanto l’hype tecnologico, quanto il fatto che una parte della domanda di contenimento, orientamento e relazione stia già cercando spazio lì.

 

Per i clinici, la questione non è inseguire la novità, né liquidarla con sufficienza. È riconoscere che questi strumenti stanno entrando nei modi in cui le persone provano a stare meglio, e che questo avrà effetti anche nel lavoro psicologico: nelle aspettative, nel linguaggio con cui il disagio arriva in seduta, nel modo in cui viene pensata la disponibilità di un interlocutore, nelle possibili triangolazioni. 

 

Stanno nascendo nuove domande: che tipo di relazione cerca una persona quando sceglie di parlare con un chatbot? Che cosa viene affidato lì che non trova ancora parola altrove? Cambia qualcosa nel setting quando il paziente arriva in seduta avendo già sperimentato una forma artificiale di interlocuzione supportiva? Come psicologi che responsabilità abbiamo?

 

Quale domanda ti apre questo tema nella pratica clinica?

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Impatto

Piccoli grandi storie di cura per ricordare l’impatto che raggiungiamo col nostro lavoro.

Ogni tanto ci piace mostrare il nostro “orgoglio bravo”, raccontando l’umanità dello psicologo. Perché anche il modo in cui parliamo della relazione con il professionista della cura può fare la differenza.

 

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Ci rivediamo martedì!

Il team Unobravo

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