Il BANDOLO DELLA MATASSA 🧶 |
C'è un momento preciso in cui smetti di sentirti solo con quello che provi: è quando qualcuno accanto capisce davvero, senza la fretta di sistemarti e senza prendere il tuo posto. È il cuore di quella che chiamiamo relazione d'aiuto: un modo di stare accanto a chi attraversa un momento difficile, provando al tempo stesso a sostenere il benessere e la libertà di scegliere per sé. Succede nello studio di chi fa terapia, certo, ma anche a tavola, al telefono, durante una passeggiata da condividere silenziosamente, se le parole non servono.
In questo numero proviamo a guardare più da vicino cosa può rendere un aiuto capace di far sentire meno soli: l'empatia, l'autenticità di chi c'è davvero e il rispetto per i tempi dell'altro, che quasi mai coincidono con i nostri. |
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Dal nostro team a te: consigli per stare meglio ogni giorno |
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Prova a esserci senza sentirti in dovere di risolvere. A volte ascoltare, senza correre subito alla soluzione, è già moltissimo. |
| | Prova a chiedere “come posso esserti utile?” invece di dare per scontato cosa serve. Di solito è l’altro a sapere di cosa ha davvero bisogno. |
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Prova a rispettare i tempi di chi hai davanti. L’aiuto che funziona è spesso quello che accompagna, senza forzare. |
| | Prova a lasciarti aiutare anche tu. Chiedere sostegno non toglie niente, e vale anche quando, di solito, dall’altra parte ci sei tu. |
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Definizioni semplici per capire meglio se stessi e gli altri |
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Considerazione positiva incondizionata |
Insieme all’empatia e alla congruenza, è la terza condizione che, secondo Rogers, rende un aiuto capace di far bene. Vuol dire accogliere l’altro senza giudicarlo, riconoscendone il valore a prescindere da ciò che prova o fa in quel momento. Non è una diagnosi clinica presente nel DSM-5 o nell’ICD-11, ma un principio che descrive un certo modo di accogliere le persone. |
Fonte: Carl R. Rogers, “The Necessary and Sufficient Conditions of Therapeutic Personality Change” (1957). |
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È quel tipo di legame in cui una persona ne accompagna un’altra che sta vivendo una difficoltà, mettendo al centro il suo benessere, la sua crescita e la sua libertà di scegliere per sé. Più che una diagnosi o una tecnica, è un modo di stare in relazione, teorizzato soprattutto dallo psicologo Carl Rogers, in cui empatia e autenticità contano più delle risposte pronte. |
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Sintesi dal blog di Unobravo per orientarsi nell’attualità |
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Ti è mai capitato di capire che una persona cara non sta bene solo dal tono della sua voce, prima ancora che dica una parola? Quell’intuizione ha un nome: empatia. In questo articolo esploriamo cos’è la capacità di sentire il mondo dell’altro, senza confonderlo con il nostro, le sue componenti cognitiva ed emotiva, e come si possa coltivare con l’ascolto. L'EMPATIA OLTRE LE PAROLE |
| | Ti sei mai accorta o accorto di quanto ti fidi di più di chi ti sembra sincero, di chi è la stessa persona dentro e fuori? È la congruenza, o autenticità: la capacità di stare in contatto con ciò che si prova, senza fingere sentimenti che non ci appartengono. Per lo psicologo Carl Rogers è una delle condizioni che rendono un aiuto capace di far bene, e un invito gentile a essere più veri nelle relazioni, comprese quelle con noi stessi. CONGRUENZA: LA CAPACITÀ DI ESSERE UGUALI A SE STESSI |
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Numeriche parlano di noi e delle nostre emozioni |
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In una delle più ampie sintesi di ricerca sul tema, che ha raccolto quasi 300 studi, la qualità della relazione tra terapeuta e paziente emerge come uno dei fattori più costantemente legati ai risultati della terapia. Prima delle tecniche, conta chi ti sta di fronte*. |
| È la durata media stimata dell’assistenza a una persona malata, quando a prendersene cura è un familiare. Un tempo lungo, che cambia forma e peso, e che ricorda come anche chi aiuta abbia bisogno, a sua volta, di essere sostenuto**. |
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*Fonte: Flückiger, Del Re, Wampold & Horvath, “The alliance in adult psychotherapy: A meta-analytic synthesis”, Psychotherapy (2018). **Fonte: Unobravo, “Caregiver: ruolo, stress e impatto sulla famiglia”. Fonte primaria del dato da confermare con il team. |
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Per comprendere, nutrire e bilanciare i nostri legami |
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Ti è mai successo di voler aiutare una persona a cui vuoi bene e di sentirti respinta o respinto proprio da lei? Quando chi amiamo soffre, per esempio a causa di una depressione, può capitare che rifiuti il nostro aiuto o che ci allontani. Questo articolo aiuta a leggere quei comportamenti senza prenderli come un rifiuto personale, e ricorda una cosa importante: sostenere qualcuno non vuol dire fare il terapeuta, né annullarsi.Anche i tuoi confini contano.
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| | Esiste una forma di aiuto che dura nel tempo e spesso resta invisibile: quella di chi si prende cura di un familiare. Ti riconosci in chi c’è sempre per un genitore, un partner o un figlio che ha bisogno di cure, al punto da dimenticarsi di sé? L’articolo esplora il cosiddetto caregiver burden, il peso fisico ed emotivo di chi assiste una persona cara e come cambia nel tempo. Un invito a riconoscere che anche chi si prende cura ha diritto a essere sostenuto e a chiedere aiuto.
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Che sia nello studio di terapia, a casa o dall’altra parte del mondo, l’aiuto parte sempre da un gesto semplice: esserci. Ti diamo appuntamento al prossimo numero di Aurora. |
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Via Giovanni Porzio 4 (NA), 80143 Autorizzazione sanitaria: ATS Milano n. I-762/2022. Direttore Sanitario: Dott.ssa Barbara Mantellini iscritta all'albo dei Medici Chirurghi della provincia di Milano, n° 37532 |
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