Il BANDOLO DELLA MATASSA 🧶 |
Settembre sta per arrivare, e hai già la sensazione di essere in ritardo. La lista che si era quasi zittita ad agosto torna a parlare tutta insieme, e a volume alto. Il lavoro, i buoni propositi, le cose rimandate “a dopo l'estate”. Non sapere da che parte prenderla, quando sembra che tutto ricomincerà nello stesso momento, è qualcosa che riguarda molte persone. Eppure non riparte tutto insieme per davvero: spesso siamo noi a percepirlo così. Il bandolo, quindi, è una domanda: cosa serve realmente oggi, e cosa sto solo temendo di dimenticare? Partiamo da qui.
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Se il bandolo è una domanda, i consigli costituiscono i primi, piccoli gesti per iniziare a tirare il filo e rendere il groviglio un po' più maneggevole. |
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Non la più urgente in assoluto, ma quella che, se fatta, alleggerisce un po’ il resto. Questo non farà sparire il carico, ma ti aiuterà a sentirlo così pesante,e tutto nello stesso istante. |
| | Svuotare la mente su carta |
Scrivere ciò che ti gira per la testa può aiutare a distinguere le cose da fare adesso da quelle che hai solo paura di dimenticare. |
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Concederti un rientro graduale |
Tornare a pieno regime dal primo giorno non è un traguardo: darsi qualche giorno di assestamento può rendere la transizione meno brusca. |
| | Inserire vere micro-pause nella giornata |
Bastano pochi minuti lontano dagli schermi per dare respiro all'attenzione, che è spesso tirata da più parti. |
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È la tendenza della mente a ricordare, e a tenere “accesi”, i compiti lasciati a metà molto più di quelli conclusi. Il nome viene dalla psicologa Bluma Zeigarnik, che nel 1927 osservò come i camerieri ricordassero con precisione gli ordini ancora da servire, per poi dimenticarli una volta evasi. Ogni cosa in sospeso resta come un filo che continua a tirare, e questo può spiegare quella sensazione di “mente che non riesce a stare ferma”. |
Non si tratta di una diagnosi clinica riconosciuta nel DSM-5 o nell'ICD-11, ma di un effetto studiato dalla psicologia cognitiva. |
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C'è un pensiero che torna puntuale al rientro, un nodo fatto di due fili intrecciati: l'urgenza (“adesso, tutto insieme”) e il giudizio (“sono indietro”). Quando si stringono, ogni singola cosa da fare sembra pesare il doppio. Riconoscerlo è già allentarlo un po': non perché il carico sparisca, ma perché “devo fare tutto subito” e “ho diverse cose da fare nelle prossime settimane” sono due frasi molto diverse. Proviamo a scioglierlo un filo alla volta. |
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Ti è mai capitato di sentirti esausta/o pur essendo stata/o ferma/o a pensare? Il corpo è fermo, ma la mente corre. Questo articolo esplora il carico mentale, quella fatica invisibile fatta non solo del “fare”, ma della regia continua di tutto ciò che c'è da organizzare. Puoi leggere qui perché pesa così tanto e come iniziare a distribuirlo: IL CARICO MENTALE |
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Ti capita di rigirare lo stesso pensiero, valutando ogni scenario possibile prima ancora di iniziare? Quando l'urgenza incontra il timore di sbagliare, può nascere l'overthinking, il pensare troppo che confonde le priorità invece di chiarirle. Scopri qui come riconoscerlo e come provare a ridurne il rumore: OVERTHINKING: COME SMETTERE DI PENSARE |
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Più di un intervistato su tre associa settembre a sentimenti di tristezza o malinconia. Il rientro, per molte persone, più che una questione di agenda, è un piccolo passaggio emotivo. |
| Due persone su tre riferiscono di percepire che gli altri stiano facendo meglio di loro. Una sensazione che cresce tra i più giovani, fino all'85% nella fascia 20-24 anni: il confronto, a settembre, si fa sentire. |
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Poco più di un terzo del campione dichiara di aver bisogno di una o due settimane per ritrovare il proprio ritmo dopo l'estate. Riprendere gradualmente, insomma, è un'esperienza condivisa da molti. |
| Alla domanda su cosa si concederebbero, se potessero fare una pausa a settembre, la risposta più frequente è stata una sola: ricominciare con i propri tempi, senza pressioni. |
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*Fonte: Unobravo con Dynata, “Impressioni di settembre” (2025). 1.000 interviste online, campione rappresentativo 20-55 anni, luglio 2025. |
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Quando chiedere aiuto sembra difficile. Ti sei mai trattenuta/o dal chiedere supporto per timore di apparire fragile? Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un modo per prendersi cura di sé, e a volte parte da un piccolo passo. Qui trovi uno sguardo gentile su cosa può renderlo difficile e su come muovere quel primo passo: |
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Ti è mai capitato di sentirti compresa/o da qualcuno senza bisogno di spiegare troppo? L'amicizia è un legame scelto: conta più la qualità che la quantità, e a volte anche un solo legame autentico basta a farci sentire meno soli nel groviglio. Questo articolo esplora cosa nutre davvero un'amicizia e perché può farci bene: |
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Questo periodo non chiede di sciogliere tutta la matassa entro stasera. Chiede solo un capo del filo da cui iniziare, e magari una mano quando serve. Ti diamo appuntamento al prossimo numero di Aurora. Continua a prenderti cura di te 🧡 |
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Via Giovanni Porzio 4 (NA), 80143 Autorizzazione sanitaria: ATS Milano n. I-762/2022. Direttore Sanitario: Dott.ssa Barbara Mantellini iscritta all'albo dei Medici Chirurghi della provincia di Milano, n° 37532 |
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